Cos'è
Fin dalle sue origini questo importante raduno commerciale si è tenuto sempre sulle colline circostanti l’attuale cappella di S. Maria da cui prese il nome in tempi remoti. Le testimonianze certe della “fiera di S.Maria della Croce” sono della metà del secolo XV; molti documenti della cancelleria aragonese attestano l’importanza che aveva assunto al tempo la “fiera” specie per il commercio della seta. Di certo le origini della “fiera” sono più antiche e la sua nascita come “nundine” mercato fu dovuta proprio all’importanza che aveva assunto il cenobio di S. Maria per la presenza al suo interno di una reliquia della Croce di Cristo. Per questo il cenobio era meta di pellegrinaggi che avevano il culmine l’8 di settembre quando si celebrava la festività della vergine Maria. I prodotti scambiati in Fiera sono quelli dell’economia della regione propri del mondo agricolo e pastorale, sono trattate in prevalenza granaglie e animali come prodotti regionali e stoffe provenienti da Cava e Salerno. La “fiera della Croce” nel 1500 e 1600 è la più nota dell’intero Cilento e ad essa convengono tutte le Università della ex baronia di Novi e delle baronie circostanti. E’ il luogo di ritrovo per gli operatori di commercio, ma anche l’occasione di incontri, di scambi culturali e per redigere contratti notarili di varia natura. Allora, la fiera si teneva dal 5 all’8 di settembre, giorno di festività nella cappella di S. Maria dove veniva ancora celebrata messa con concorso di fedeli, e vedeva un notevole afflusso di mercanti da tutto il Cilento malgrado i disagi per la mancanza di vie e la presenza dei briganti che rendevano ancora più arduo raggiungere la “fiera” .Tra tutte le fiere che si tenevano nel Cilento la “fiera di S. Maria della Croce” era quella col più elevato numero di affari trattati (nel 1810 furono fatti scambi per ben 12.750 ducati). Tra i beni trattati prevalevano gli animali a conferma del peso che aveva la pastorizia nell’economia cilentana dell’800; notevole peso aveva anche il commercio di suole e pellami prodotte dalla fiorente industria conciaria di Vallo e Novi e che aveva fatto nascere anche a Stio tre battendiere nel vallone dell’Ongito